Spostare il focus – Le 3 leve (meno una) del Marketing culturale

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April 4, 2013 by iamnotweird

marketing culturale
Martedì 2 Aprile su Artribune – il magazine italiano di cultura e affini più di spicco che ci sia “Dal 2011 Arte eccetera eccetera” – è comparso un editoriale in cui l’autore Massimiliano Tonelli insiste su un punto:
Rivedere le priorità.
La crisi ha colpito il mercato dell’arte soltanto per un breve periodo iniziale (2009), perché chi poteva permettersi prima una collezione di opere di tutto rispetto, ha continuato a poterselo permettere.
Il settore culturale è stato, per contro, colpito nel suo cuore pulsante, ovvero nella gestione pubblica. Tagli di spese, non soltanto in Italia, hanno costretto il mondo delle realtà culturali a fare i conti con la propria natura: la ricerca di fondi non è un optional, tenere acceso l’interesse del pubblico è indispensabile.

Che si fa, si chiude? E’ la domanda che qualunque operatore culturale si pone quotidianamente.
L’autore dell’articolo pone l’attenzione su una categoria di operatori culturali che avrebbe il dovere di prendere le redini della situazione: gli artisti.

Il riscatto deve partire – se ne prendano la loro responsabilità, visto che è una locuzione oggi in voga – dagli artisti. Da loro! In un periodo del genere ci si aspetterebbe qualcosa di diverso dal sostanziale immobilismo attendista che pervade la nostra classe creativa. La crisi economica può essere qualcosa di duro e poco piacevole, ma può essere anche qualcosa di stimolante. Può rappresentare una sfida che deve essere colta. Si può e si deve rispondere con la produzione. La pro-du-zio-ne.

La produzione è la leva che può salvare lo stato attuale? Forse dovremmo capire che la produzione non ha alcuna responsabilità.
In un’ottica di marketing puro, Colbert insegna, il prodotto culturale, ch’è il cuore dell’offerta culturale nel suo complesso, è la leva attorno cui ruotano le altre tre: Promozione, Distribuzione, Prezzo.
(A chi vendere il prodotto/servizio culturale? Come farlo? Quali servizi integrati offrire? Come ripensare i luoghi fisici? Quanto insistere sul bisogno di tempo libero? Ci aspettiamo un feedback dal nostro pubblico?)

Questi, e tanti altri, sono gli interrogativi da porsi in un’ottica di gestione rinnovata, non cosa produrre di innovativo.

Il marketing culturale ha il compito di lavorare su Chi, Come, Quando, Dove.

Cosa è l’unica variabile su cui, in un momento come questo, non ha alcun senso lavorare.

NB

2 thoughts on “Spostare il focus – Le 3 leve (meno una) del Marketing culturale

  1. SerHype says:

    Sono completamente d’accordo al 70%.
    Un’operazione riesce quando tutte le leve del mktg funzionano bene.
    Un’operazione riesce benissimo quando almeno una leva deve è connotata da un tocco di genialità/novità.
    Ovviamente per i benpensanti questo tocco può stare sono nel prodotto.
    Preghiamo perché tutti questi che riescano a rampare fuori dalla crisi. Amen.

    • iamnotweird says:

      Tu parli di mktg in assoluto, io di mktg culturale, sono due cose un po’ diverse, almeno lo erano qualche anno fa sulla carta.
      Il risultato in ogni caso è come dici tu, cioè che non potendo modificare il prodotto, i benpensanti non hanno mai saputo/voluto mettere in atto strategie serie.

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